Domani parto per la Sardegna con i miei. Abbiamo una casa in montagna, in Sardegna.
Ho la vaga impressione che mi annoierò. Ma la speranza è l'ultima a morire.
C'è il Primo Ammore. Con lui mi sto sentendo tanto. Io gli faccio due squilli e lui mi chiama.
Due settimane fa sono stata a Torino da lui.
Abbiamo fatto l'amore assieme per la prima volta. E' stato bellissimo.
Ed ora mi manca. Anche perchè nel tornare mi sono ritrovata sola, mi sono resa conto di avere delle conoscenze, ma non delle amicizie. Persone a cui sembra non importare niente delle mie incertezze universitarie, delle mie mille sigarette al giorno, dei litigi con i miei genitori. Ma forse sono io ad essere come sempre troppo pesante, troppo infantile nel bisogno costante di qualcuno che mi dia una pacca sulla spalla, troppo idealista nel credere che i rapporti siano tutti come quelli dei Tre Moschettieri, uno per tutti e bla bla bla.
In ogni caso questo stato d'animo mi fa tornare a quell'apatia di qualche anno fa, quando mi sentivo sempre intorpidita da una stanchezza che veniva dal cuore. Ma lui, il Primo Ammore, sa scaldarmi il cuore anche se non è amore e forse non lo sarà mai e forse la distanza è troppa e forse troveremo di meglio. Ma ora c'è e mi scalda, e questo mi fa dimenticare per un poco le parole di una delle mie canzoni preferite, che però spesso ritorna alla mente nella sua melodia lenta:
Agosto
è il mese più freddo dell'anno
l'inverno si sposta sei mesi in avanti
e non è il polo sud
qui non è il polo sud
Agosto
La sveglia che rompe il silenzio
Qualcuno è in vacanza
e lei suona per ore
che freddo che fa
Agosto
ti affacci su un cuore malato
le cinque di sera ed è già buio pesto
l’inverno d’agosto
Il ghiaccio
si posa e ricopre le cose
l’attesa del caldo congela anche i morti
che freddo che fa
Se non è vero che hai paura
non è vero che ti senti solo
non è vero che fa freddo
allora perché tremi in questo agosto?
Agosto
è scritto sul tuo calendario
forse hai dormito sei mesi
ma sei così stanco
tanto stanco
Agosto
è il mese più freddo dell’anno
nell’altro emisfero lo chiamano inverno
l’agosto - Perturbazione
E siamo ancora a luglio. Buone vacanze
Oggi è una data ad ricordare.
Oggi è la data della mia prima bocciatura.
Ho pianto e mi sono disperata, ed ho pensato di non valere niente. Ho pensato di non dirlo a nessuno, e di dire che l'esame che non l'avevo dato.
Ma poi ho pensato che non me lo sono meritata. Che con un pizzico di fortuna in più l'avrei passato, e che sono solo stata sfigata nel trovare una stronza che all'una e mezza aveva solo voglia di andare a magnare per diventare ancora più vacca.
Ma i sensi di colpa sono rimontati: stavolta non ho fatto il massimo.
Ma forse, anche se non do sempre il massimo, anche se non sono sempre la prima della classe con le mie belle gratificazioni e complimenti e quanto sei brava e bla bla bla sono pur sempre la stessa Musa, che qualche pregio ce l'ha.
Peccato che sono arrivata a questa conclusione dopo aver pianto tutte le mie lacrime e strepitato fino al mal di gola. Per la strada, of course.
Mercoledì sera. Le giovani Musa, Zilvia e Zimona, alle prese con uno studio matto e disperato del diritto costituzionale, decidono di prendersi una sera di pausa e di andare a vedere lo spettacolo di Luttazzi, in scena al teatro Diana. Sì, Luttazzi, quello là che parla solo di cazziculitetteficamerdavaginascorregge, e che è anche uno dei sogni erotici della Musa. Eh vabbè, a ognuno le sue perversioni.
La Musa e Zimona devono fare la stessa strada per arrivare al teatro, e così decidono di fare la strada assieme. Si vedono alla metropolitana, scendono a piazzamedeo, e vanno alla stazione della funicolare. Nell'attesa chiacchierano dell'esame, soprattutto della parte speciale, "La delegificazione", interessantissimo saggio, opera di Cocozza, il professore di costituzionale delle due giovani donzelle, nonchè altro sogno erotico della Musa, che di bellezza proprio se ne intende. I toni della discussione sono più o meno questi:
M. "Oggi ho ripetuto il primo capitolo della parte speciale, oh ma non se ne può, sono arrivata a quando parla della ripartizione della potestà regolamentare alle regioni... mi sono fermata quando ho letto che praticamente la potestà è assegnata a cazzo secondo gli statuti regionale o al Consiglio o alla Giunta... già immagino mo che casino ci inventa sopra"
Z. "Si ma infatti... io una parte l'ho saltata a piè pari... non se ne può proprio... tutte quelle stronzate... ma poi tu le hai fatte le tre posizioni?"
M. "Mah, così e così, ma secondo me non le saprà nemmeno lui, avrà fatto copia/incolla da qualche sito internet..."
La discussione continua toccando argomenti vari ed avariati, il Lodo Maccanico-Schifani e le sentenze in merito della Corte, una recentissima sentenza (proprio di ieri, le donzelle son informate) che riabilita una parte della legge... nel frattempo il treno arriva, e le due giovani studentesse prendono posto ed aspettano la partenza. Mentre continuano a chiacchierare, un uomo esile in impermeabile beige appare davanti alla porta di entrata. Ha un andatura un pò ciondolante, la schiena leggermente curva, è un uomo alto di mezza età, una barba grigia e gli occhialini tondi. Le guarda. Le due ragazze lo guardano incredule, e poi si guardano l'un l'altra, come se l'una volesse domandare all'altra dell'attendibilità della propria stessa vista. Sui loro visi si legge un'espressione a metà strada tra la sopresa e l'angoscia. Quell'uomo è Cocozza.
Si siede un pò di post dietro di loro.
M. "Cazzommerda"
Z. "No, ma non c'ha sentite"
M. "Mmerdacazzo"
Z. "Dai, secondo me è autoironico"
M. "Io mi appello all'artcolo 21!
Z. "I reati di opinione"
M " Almeno facciamo i numeri, l'ultima volta che ti ho vista ho incontrato l'assistente."
Alla fine della corsa, tutti si avvicinano alle porte d'uscita, ed aspettano che il treno sia del tutto fermo. Lui è con una ragazza. La Musa si fleshia che questa gli dica "Ma ti hanno visto...". A quel punto l'uomo si gira, ed accenna un sorriso alle due studentesse.
La fine è vicina.