UnaMusa

Una nuova pagina, per una nuova Giulia che ora è UnaMusa.
domenica, 21 settembre 2008

Io sono antifascista. Profondamente antifascista, da un paio di generazioni, da quando mia nonna nascondeva gli ebrei nel forno a legna per farli sfuggire ai forni crematori.
Io rispetto profondamente gli immigrati: sono figlia di Sudici emigrati al Nord. Mio padre condivideva una stanza con altre otto persone a Milano. I miei zii sono andati a lavorare in Germania a 17 anni. Stimo e ammiro il coraggio di chi lascia tutto per un futuro migliore, o forse nell'illusione di un futuro migliore.
A me piacerebbe che l'informazione fosse corretta, mai serva del potere, mai ideologizzata. E forse è per questo che in questo Paese qualsiasi tg senta mi viene uno strano prurito alle mani.
L'omicidio di sei immigrati nella Provincia di Caserta è secondo me uno dei tipici esempi di informazione ideologizzata. Se a morire fossero stati sei napoletani, sarebbe stato trattato con enfasi zero, come l'ennesimo omicidio di camorra in una terra funestata da una guerra senza fine. Nessuno si sarebbe ricordato di dire che erano morti sei uomini. Uomini.
Questa volta le vittime della guerra di camorra sono stati degli immigrati.
Nessuno si è ricordato di dire che a morire sono stati sei uomini.
La notizia è stata solo sfruttata in un momento di animi esacerbati da provvedimenti anti immigrazione  fascisti, da omicidi barbari di giovani di colore nel nord impazzito nel risentire la crisi economica, nel disperato tentativo dell'opposizione di strumentalizzare gli eventi a suo favore, bloccata nell'assoluta incapacità di fronteggiare la maggioranza, che di cazzate ne fa di continuo e ce ne sarebbero di colpe da imputarle.
Per chi conosce la realtà di quelle zone sa che purtroppo anche gli immigrati sono spesso immischiati in vicende di camorra. Perchè non è facile ripartire da zero. E perchè i guadagni facili fanno gola quando si è disperati.
Probabilmente questo è solo l'ennesimo  barbaro omicidio di camorra, un evento nefasto in cui sono morti sei uomini,questa volta neri piuttosto che bianchi; non è e l'ennesimo esempio di una xenofobia che però esiste e  che diventa sempre più diffusa, che si fa forte su dichiarazioni assurde di Ministri di quello che dovrebbe essere un Paese democratico. Una xenofobia che viene usata come jolly nello scontro da fazioni, e non come punta del degrado di un Paese che va a picco.
( Anche le Muse hanno una coscienza).

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giovedì, 08 maggio 2008

E comunque il compleanno del Vecchio è proprio oggi. E dunque le tesi del post precedente sono definitivamente cadute.

Ed anche se sembro stupida e vuota, e probabilmente lo sono, ci sono anche cose in cui credo, tipo:

 ... e ci tengo a sottolinearlo.
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martedì, 15 aprile 2008

Incontrare quello gnoccone del mio omeopata dal fruttivendolo, tra una zucchina e una melenzana, mi fa quasi dimenticare il risultato delle elezioni. Ma poi mi ricordo che è omosessuale e tutto cambia.
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martedì, 15 gennaio 2008

Sto rimunginando da giorni.

Volevo scrivere qualcosa di serio su quello che sta succedendo in questo posto dove vivo, ma non riesco ad essere abbastanza distaccata dalla rabbia che mi crea questa situazione, è proprio il caso di dirlo, di munnezza.

Questa città è il picco del tracollo, il punto più basso dell'inefficienza, l'emblema di come girare a vuoto. Napoli è un loop che gira su se stesso, sulle stesse cose da tutta la vita, pare quasi che gli piaccia, pare quasi che non si stanchi mai.

Ed instancabili sono anche i suoi amministratori, irremovibili dai loro posti di comando, da cui sanno solo gridare

"Guagliù, facite ammuin! All'ordine Facite Ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann' a poppa
e chilli che stann' a poppa vann' a prora:
chilli che stann' a dritta vann' a sinistra
e chilli che stanno a sinistra vann' a dritta:
tutti chilli che stanno abbascio vann' ncoppa
e chilli che stanno ncoppa vann' bascio
passann' tutti p'o stesso pertuso:
chi nun tiene nient' a ffà, s' aremeni a 'cca e a 'll à"., in un instancabile gioco delle tre carte di consulenze e consulenti, consorzi ed assunzioni, fondi europei e statali. Il tutto senza vergogna e senza pudore, anzi sostenendo le ragioni della loro irremovibilità come atteggiamento responsabile, come se la vera irresponsabilità non fosse l'assoluta inefficienza dimostrata; nella lettera a Repubblica ha scritto che Lui, poverino, ha fatto quel che gli era possibile. Ma un atteggiamento serio avrebbe consigliato le dimissioni di fronte all'impossibilità di operare, non un'immobile inoperosità, o finta-operosità. Come se le grandi mostre facessero dimenticare la realtà, come se i grandi nomi in piazza a Capodanno fossero davvero segno di una Rinascita, come se il gesto di non salire sul palco a Capodanno fosse davvero un'ammissione di colpa, quando è solo una fuga dall'incontro col popolo.

Il popolo.

Il popolo non crede più al suo re. Ed è suddito nella sua grettezza. Nel suo trasformare una presa di posizione sacrosanta (nessuno crede che Pianura è un sito temporaneo, soprattutto perchè non si sono ottenute rassicurazioni in merito da chi di dovere), nell'ennesimo grido al Facite ammuina, nell'ennesimo sfogo di una rabbia atavica di un popolo affamato di certezze e di cultura, capace di arrabbiarsi solo contro il potere costituito tanto odiato, e quasi mai contro gli scarichi abusivi dei veri re di questo posto, che ammazzano e imbrogliano impuniti, governando dal di fuori i palazzi di governo; un popolo che ritrova la sua dignità  e abbandona la condizione di sudditanza solo al di fuori delle mura di queste città, quando altrove lavora e vive in contesti diversi, dove non si ribella fregandosene alla raccolta differenziata, perchè sente che il farla ha un senso, perchè sente che farla è davvero fonte di qualcosa, perchè ha davvero la percezione che un termovalorizzatore sia meno nocivo di quintali di munnezza bruciata.  La verità è che in questa città nessun'atto è utile, non esiste la responsabilità, ma solo il sentirsi trainati da un no sense che lascia inermi, solo il sentirsi travolti da un loop di inefficienza che ti fa sentire inutile ed incazzato, non arrabbiato, proprio incazzato.

E' la rabbia che guida tutto. E dopo la rabbia c'è solo una stanca acquiescienza.

E intanto mi deprimo ascoltando Veleno dei Subsonica, dedicata a Saviano.

Qui a Napoli quando uno si arrabbia si dice che "S'intossica". E' proprio un bel termine, che calza a pieno.

(forse queste parole non hanno molto senso, forse è solo rabbia e rabbia e rabbia, ma è quello che provo.)

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mercoledì, 19 dicembre 2007

Anche se mi hanno bocciata al preesame, ma ci stava, non avevo fatto niente,

e se Gianluca io bohnonloso, quando stiamo assieme sto bene ma quanto senso ha rinunciare a tutto il resto, o meglio a TUTTI i restanti,

oggi è una bella giornata.

                                                   Maria Teresa Di Lascia

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domenica, 11 novembre 2007

E ieri sera in giro.

C'è Zian, l'amico dell'amicobonodiveryfelicementefidanzato; è carino. Si sa. Lo sa. Chiacchieriamo.

Ma la verità è che non so cosa sto passando.

Lui mi ricorda il mio ex, i suoi modi a metà fintamente spavaldi, a metà da bambino.

Lui mi ricorda anche un pò me quando mi piace qualcuno, il mio essere impacciata e cretina.

Eppure mi fa tenerezza, la sua mancanza di iniziativa, il suo raccontarmi del nipotino.

Dovrebbe essere una cosa bella, no?

Ma io non lo so se lo voglio. La verità è che voglio qualcuno che prende l'iniziativa, uno stronzo che sappia farmi sentire una nullità.

Ma nel frattempo, so che Zian ha casa libera fino a mercoledì. E spero che mi telefoni per prendere l'iniziativa.

 

E comunque, ma so può morire per una partita di pallone? Ma proprio no.

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